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2006/1 Memopolitik – vom Umgang mit dem Gedächtnis der Gesellschaften

La Memopolitik sotto la lente di un’istituzione. Fonoteca Nazionale Svizzera Schweizerische Landesphonothek Phonothèque Nationale Suisse

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La Fonoteca Nazionale Svizzera appartiene al novero di quelle istituzioni che si occupano principalmente se non unicamente del patrimonio culturale audiovisivo, nella fattispecie del patrimonio sonoro. È membro fondatore, quale centro di competenza per il settore del sonoro, di Memoriav, ha inoltre preso parte alle discussioni promosse dalla Biblioteca Nazionale per la creazione di una Memopolitik. 

In queste poche righe cercherò di mostrare che cosa potrebbe significare la definizione di «una Memopolitik coerente», secondo il nostro punto di vista, il punto di vista di un’istituzione piccola e ancora giovane. Impiego volutamente il condizionale «potrebbe», poiché a mio parere una tale politica non esiste o non esiste ancora malgrado gli sforzi intrapresi.

Una Memopolitik che meriti questa definizione sarebbe assolutamente necessaria: parliamo infatti qui di cultura, della nostra ricchezza culturale e della sua salvaguardia.

La ricchezza culturale del nostro paese si rispecchia in maniera evidente nelle parole e nella musica degli innumerevoli supporti sonori che ritroviamo archiviati negli spazi della Fonoteca Nazionale Svizzera. Un’affermazione questa che sembrerà pacifica ai più ma ricordo che la Fonoteca esiste da appena 20 anni e che ancora oggi, alcuni politici vedono il nostro istituto solamente dal punto di vista del suo peso finanziario.

E proprio in queste poche ultime frasi riconosciamo un primo importan- te compito della Memopolitik, ovvero la ricerca di una sensibilizzazione, soprattutto politica, all’importanza della collezione e la salvaguardia del patrimonio culturale. E non solo la collezione ma pure la messa a disposizione del materiale agli utenti odierni e alle generazioni future. Poiché tale patrimonio trasmette la nostra storia, i nostri valori artistici e immateriali, valori che in un’era in cui la redditività sembra essere l’unico metro discriminante, rischiano di scomparire troppo facilmente.

Di una società, nel tempo, si ricordano certo le guerre ma accanto ad essa rimangono le sue conquiste culturali e la memoria di questo patrimonio è parte integrante dell’identità della medesima società.

Mantenere la memoria richiede però una preparazione specifica, conoscenze, professionalità e mezzi finanziari adeguati. L’impegno dal punto di vista tecnico è importante e costoso soprattutto nel settore dei documenti audiovisivi. Molti compiti non possono più essere risolti solamente a livello regionale o cantonale ma devono essere coordinati. È richiesta una concentrazione dei mezzi e lo sviluppo di sinergie, aspetti che, nel nostro paese, purtroppo non possono essere raggiunti tramite una centralizzazione.

La soluzione si riconosce nelle due definizioni di rete e collaborazione, un’impostazione questa che Memoriav dimostra ormai da 10 anni: stabilire una rete pubblica fra i vari centri di competenza risulta importantissimo. Una rete così predisposta richiede però l’accettazione e il sostegno politico. Ed ecco il secondo compito da attribuire alla Memopolitik: disciplinare la collaborazione fra Stato e Cantoni attribuendo con chiarezza le competenze e le responsabilità, coordinare e infine assicurare le infrastrutture. I mezzi finanziari per raggiungere tali scopi non devono essere concepiti come sovvenzioni ma come investimenti a lungo termine nel futuro.

La mole di informazioni che la nostra società mediatica produce giornalmente cresce in maniera quasi incontrollabile, ciò rende pressoché impossibile collezionare tutto. Ma se dobbiamo selezionare, chi decide e con quali criteri? Qui dovrebbe intervenire la Memopolitik con la promulgazione di linee guida per la collezione di documenti, per i criteri di mantenimento e di selezione. Solamente così permetteremo un’archiviazione del nostro patrimonio coerente e soprattutto libera da interessi particolari.

Il lavoro delle varie istituzioni coinvolte nella preservazione del nostro patrimonio e in particolare modo del patrimonio audiovisivo, dovrebbe poggiare su un’unica politica culturale che disciplini il mantenimento e la divulgazione dei documenti.

In questo senso, la Memopolitik dovrebbe garantire le necessarie premesse stabilendo le basi legali per permettere anche in futuro, il lavoro e la sopravvivenza delle istituzioni preposte.

Le giuste basi legali segnerebbero un riconoscimento del lavoro svolto dalle varie istituzioni e garantirebbero la conservazione della nostra memoria per gli occhi e le orecchie dei nostri figli.

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Pio Pellizzari

Direttore della Fonoteca Nazionale Svizzera, Lugano

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